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CARIFE, BANCA MARCHE, ETRURIA, CHIETI…una fine prevedibile

Ebbene è successo! Quello che in molti pensavano impossibile, ovvero che gli azionisti ed obbligazionisti potessero rispondere dei debiti della loro banca, è successo. Lo sanno bene i gli azionisti ed obbligazionisti delle banche coinvolte che si sono visti azzerare il valore delle loro azioni ed obbligazioni da un giorno all’altro: ciò è successo anche nella mia città di origine, Ferrara, dove la principale banca della città, indispensabile istituto di credito per il micro-sistema economico di una piccola città emiliana, dopo una lunga sofferenza ha dovuto azzerare il valore delle azioni e di parte delle obbligazioni dei propri clienti, con inevitabili rivolte degli stessi che, in alcuni casi, hanno visto momenti di panico nelle filiali con intervento delle forze dell’ordine. D’altra parte in molti, compreso il sottoscritto, da mesi cercano di spiegare quanto sia radicalmente cambiata la normativa europea in merito al salvataggio delle banche, e quanto molte banche italiane siano nella condizione delle 4 sorelle coinvolte, con conti sballati e rischio default.

Ma cosa è successo realmente. Perchè il primo ministro Matteo Renzi, nonostante un decreto, che causerà sanzioni UE con molta probabilità, dice che non si poteva salvare azionisti ed obbligazionisti. Per questa breve e per molti insignificante parola: bail-in!

Come detto in un precedente articolo http://www.associatedlawadvisors.co.uk/it/archivio/banche-se-falliscono-partecipano-anche-i-correntisti l’Unione Europea in collaborazione con BCE ed FME hanno deciso che le banche non possono essere piu salvate dagli Stati Sovrani, ma devono prendere i danari dalle tasche dei propri correntisti per le loro operazioni di ristrutturazione…e ciò è avvenuto.

Ora Banca Marche e Cassa di Risparmio di Ferrara si chiamano Nuova Banca Marche e Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara, due Good Banks che hanno spostato le loro passività nelle Bad Banks e riprendono la loro attività bancaria con nuovo “slancio”: bhe…parlare di Good Company e Bad Company ricorda molto l’operazione Alitalia, che diciamolo non è stato proprio un capolavoro, soprattutto perchè le passività le hanno pagate i contribuenti italiani, e perchè poi la compagnia è stata comunque oggetto di successiva cessione; è anche vero che finche si trova qualcuno che paga i debiti della bad company…va sempre bene. Con Monte Paschi non c’è stato nemmeno bisogno di fare la Bad Bank, lo stato ha emesso il maxi finanziamento e via così..ma il bail-in non c’era ancora!

Purtroppo a questa situazione non c’è una soluzione ma c’è solo un insegnamento: le cose sono cambiate signori, e bisogna cambiare modo di pensare!

Sepprima una banca valeva l’altra, semmai si guardavo i costi legati alle operazioni oppure i servizi erogati, oggi bisogna rendersi conto che nel momento in cui versiamo il nostro danaro nella banca quel danaro diventa di proprietà della banca, per cui dobbiamo valutare attentamente a quale istituto rivolgerci, ove affidare i nostri risparmi, perchè il rischio è quello di non vedere restiuiti anche parte dei soldi in casi di default della banca. La banca quindi deve essere considerata come un’azienda, la cui solvibilità e solidità è data dal proprio bilancio e dalla propria capacità di produrre reddito.

Come la banca analizza il bilancio e la redditività di un’azienda che chiede un prestito, allo stesso modo il correntista deve analizzare il bilancio della banca e la sua patrimonializzazione al fine di comprendere se la banca sarà in grado di restituire il danaro, analizzando indici come il tier core 1 che evidenzia la patrimonializzazione della banca a seguito degli stress test di BCE, e gli indici di bilancio per comprendere la capacità della banca stessa di produrre reddito.

Come ricordo sempre ai clienti la soluzione dell’apertura di un conto corrente estero può essere la soluzione a molti dei problemi legati alla solvibilità bancaria, ed anche in tema di protezione patrimoniale, oltre che essere completamente legale e lecito quando le disponibilità siano inserite nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, poichè le banche estere spesso sono piu solide di quelle italiane, oltre che essere insediate in uno Stato maggiormente solido dal punto di vista dei conti pubblici: pensiamo all’Austria, ove il mercato immobiliare cresce del 3% annuo, il rapporto debito pubblico/Pil è inferiore all’80% e dove le banche stanno mediamente “meglio”.

Per un parere non impegnativo potete scrivere una mail a mattia.galavotti@gmail.com

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